Valeria Capelli insieme agli studenti di una sua classe nell’anno scolastico 2002/2003
Valeria Capelli ha insegnato letteratura italiana e latina presso il Liceo Scientifico Fulcieri Paulucci di Calboli di Forlì dal 1970, formando intere generazioni di studenti forlivesi attraverso la passione per la letteratura sentita come strumento privilegiato per un fecondo incontro fra umanità diverse, accomunate da un bisogno profondamente umano di senso: questa intuizione, originata e sviluppata a partire dall’incontro con Don Giussani, è stata la chiave di volta di una lunga esperienza di insegnamento, praticato quotidianamente in classe ma anche in tante occasioni d’incontro con studenti e insegnanti: corsi di aiuto per studenti prossimi alla maturità, corsi di formazione per docenti, collaborazione con riviste e centri culturali. Dal grande amore per Dante e la sua Divina Commedia, sorretto e guidato dall’incontro con alcuni grandi critici, filosofi e teologi, sono nate innumerevoli letture dantesche offerte a tutta la cittadinanza nell’antica Abbazia di San Mercuriale o nella suggestiva cornice della Pieve di Polenta.
Sempre alimentati dall’incontro vivo con le parole dei poeti hanno visto la luce saggi letterari sulla Divina Commedia e diverse pubblicazioni soprattutto sulla letteratura dell’Ottocento e del Novecento
Ha vissuto l’insegnamento come amore per i suoi studenti e studentesse che sapeva incantare e appassionare con lezioni che toccavano il cuore e l’intelligenza, e sono rimaste impresse nel ricordo di tanti che tornavano a trovarla con gratitudine e affetto.
Dal ricordo scritto da Elena Capelli, insegnante di Lettere al Liceo Scientifico Fulcieri Paulucci di Calboli e nipote di Valeria
” […] ma soprattutto ti ho guardata mentre accendevi la mente e il cuore di tanti ragazzi e ragazze che non hanno più dimenticato lo stupore di sentirsi descritti e compresi dalle parole dei poeti, non più lontani grazie a te, che lo avevi imparato da don Giussani: attraverso la suggestione della bellezza emerge potentemente il bisogno umano di compimento. E questo lo hai verificato e trasmesso e ricreato in ogni singola lezione, curata e amata in ogni dettaglio, nei quarant’anni di scuola – il Liceo era la tua casa – nei tanti anni di lezioni ai maturandi, di incontri e letture sempre affollati di persone desiderose e assetate di parole belle e vere, persone che grazie a te leggevano la Divina Commedia cercando risposte per la vita.
E hai acceso anche il mio cuore, guardandoti ho visto una strada bella e appassionante che volevo anche per me. Ricordo quando, alle prime armi, presa dall’ansia di verifiche e temi da correggere, ti ho chiesto aiuto: volevo consigli su come fare, volevo criteri per misurare; tu mi hai detto: prima di tutto devi volere bene ai ragazzi, loro lo sentono.
Volere bene, guardarli nel loro bisogno, che è anche il mio bisogno e quello di tutti: essere guardati, essere amati. Hanno bisogno di essere stimati, di sentire che qualcuno ha fiducia in loro, dobbiamo guardare il bene in ciascuno di loro. Era quello sguardo che non
hanno dimenticato molti dei tuoi studenti, tornavano a cercarlo da te, già uomini e donne maturi, con vite a volte difficili, segnate da fallimenti e delusioni, come le vite di tutti: tornavano a trovarti, credo cercassero ancora sguardi e parole capaci di alimentare il cuore. Come anche noi, i tuoi familiari, fratelli, nipoti, tutti come figli in cerca di parole e sguardi.
Poi le tue parole si sono rarefatte, ma gli sguardi si sono fatti più intensi, penetranti.
E sempre si accendevano, quando ti raccontavo le mie giornate scolastiche, la fatica e i dubbi, e poi quella esclamazione ricorrente: “Come ti invidio!” “Ma come?”-mi sfuggiva – “la scuola è così faticosa, non è più quella di una volta!”
“Sì, ma i ragazzi sono sempre uguali: hanno bisogno di sentire che i grandi desideri che hanno nel cuore non sono destinati a sciogliersi come neve, non sono illusioni di adolescenti ma solide promesse di bene”.
Tra le tante parole che mi hai detto, queste sono incise nella mia memoria e nella mia vita.
Cara Valeria, ci hai fatto vedere cos’è la passione; certo, la passione per la letteratura, per il tuo amato Dante, per l’adorato Leopardi, per i grandi testimoni dell’irriducibile nostalgia di significato che abita il cuore di ciascuno di noi, ma soprattutto ci hai insegnato l’amore appassionato per i tuoi studenti, per i nostri studenti, per i ragazzi e le ragazze che ogni giorno, a scuola, cercano soprattutto buoni maestri,capaci di leggere il desiderio infinito di felicità che si riflette nei loro occhi di adolescenti affamati di vita e soprattutto di significato.
E come Dante, pieno di gratitudine verso il suo maestro Brunetto Latini, lo ringraziava per avergli mostrato “come l’uom s’etterna”, così ti ringraziamo per averci ripetuto incessantemente che l’inquietudine del cuore è benedetta, perché è la ferita che ci apre alla Luce di Dio. In quella Luce ti pensiamo ora.”
















